Mancanza di liquidità per il pagamento delle imposte: che fare?

Da un po’ di tempo a questa parte sono molti coloro che si trovano a fare i conti con unapianificazione finanziaria obbligata. Nelle società, poi, questa tipologia di planning è all’ordine del giorno, anche per uscite monetarie che non presentano il carattere della straordinarietà, né hanno importi particolarmente elevati.

Anche il ”semplice” pagamento dei tributi, in condizioni di carenza di liquidità, può rappresentare un serio problema, al quale è possibile porre due rimedi: chiedere un prestito di liquidità o prorogare la scadenza del pagamento. Nel primo caso, occorre rivolgersi a intermediari finanziari, sempre che si sia considerati clienti finanziabili; nella seconda ipotesi, invece, si può ricorrere al ravvedimento operoso.

Costo di un prestito di liquidità

Il ricorso a un finanziamento richiede, innanzitutto, il possesso della qualifica di “cliente virtuoso”, non sempre facile da ottenere. Posto, poi, che si riesca ad avere il prestito, è necessario calcolarne il costo, rappresentato dal TAEG, nonché valutare i tempi di erogazione del capitale ed eventuali oneri aggiuntivi connessi al mancato pagamento di una o più rate mensili. Facciamo un esempio pratico. Un imprenditore deve pagare un’IRAP pari a 10.000 € ma non dispone della liquidità sufficiente. Chiede un prestito di liquidità e lo ottiene, per una durata di 24 mesi a un TAEG complessivo dell’8,49% (dato desunto da una media delle migliori offerte online, a zero costi iniziali). Questo significa che, a fronte di una liquidità di 10.000 €, ne dovrà rimborsare 10.872,55 e che, quindi, l’operazione gli costerà 872,55 €.

Costo del ravvedimento operoso: esempio pratico

Il ravvedimento operoso consente di rinviare le scadenze di pagamento delle imposte, sanando la violazione tributaria sin dall’origine. Anche il ravvedimento operoso, però, ha un costo, nonché una componente di rischio: il primo, è dato dalle sanzioni e dagli interessi per il tardivo versamento; il secondo, invece, è rappresentato dalla probabilità che la violazione venga prima contestata dall’Amministrazione Finanziaria, cosa che rende inapplicabile il ravvedimento. Riprendiamo l’esempio di prima per vedere quanto costa questo strumento tributario. L’imprenditore non riesce a versare il saldo IRAP (per intenderci, quello contraddistinto nell’F24 con il codice tributo 3813) entro la scadenza di legge. Intende effettuare il ravvedimento operoso e valuta il costo dello stesso in base ai giorni di ritardo, nel seguente modo:

  • pagamento effettuato entro 14 giorni dalla scadenza originaria: sanzione (0,1%) e interessi legali (0,2%) per ogni giorno di ritardo. Il costo massimo è di 140,77 €.
  • pagamento effettuato dopo 14 giorni ma entro 30 giorni dalla scadenza: sanzione (1,5%) maggiorata degli interessi legali. Il costo complessivo massimo, in questo caso, è pari a 151,64 €.
  • pagamento effettuato il 90° giorno successivo alla scadenza originaria: interessi legali come sopra e sanzione (1,67%). In tale ipotesi, il contribuente sopporta un costo di 171,60 €.
  • pagamento effettuato dopo il 91° giorno ma prima della presentazione della dichiarazione dei redditi relativa all’anno in cui si è commessa la violazione (ad esempio, il versamento viene fatto dopo 430 giorni dalla scadenza originaria): la somma di sanzione (3,75%) e interessi (sempre allo 0,20%) è pari a 398,50 €.

In tutti questi casi, come si vede, il costo del ravvedimento è sempre inferiore a quello del prestito di liquidità.

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